
Quali sono gli alimenti che alterano l'assorbimento dei farmaci?
Alcuni alimenti possono modificare l’efficacia dei medicinali, aumentando il rischio di effetti collaterali oppure riducendone l’azione terapeutica. In molti casi il problema nasce dall’interazione tra sostanze presenti nel cibo e i meccanismi con cui il farmaco viene assorbito, metabolizzato o eliminato dall’organismo.
Per questo motivo, quando si segue una terapia farmacologica, è importante prestare attenzione anche a ciò che si porta a tavola.
Pompelmo
Il pompelmo rappresenta uno degli alimenti più noti per le interazioni farmacologiche, perché contiene dei composti chiamati furanocumarine, sostanze che bloccano alcuni enzimi epatici e intestinali coinvolti nella metabolizzazione dei farmaci.
Quando questo enzima viene inibito, il farmaco non viene smaltito correttamente e tende ad accumularsi nel sangue, con la conseguenza che anche una dose normale può diventare eccessiva e aumentare il rischio di effetti indesiderati.
In generale, il succo di pompelmo può interferire con:
- statine utilizzate contro il colesterolo;
- calcio-antagonisti per l’ipertensione;
- alcuni farmaci antiaritmici;
- immunosoppressori;
- ansiolitici e sedativi.
Durante queste terapie, il consumo frequente di pompelmo può provocare vertigini, abbassamenti di pressione, dolori muscolari o tossicità farmacologica, a prescindere dalla quantità assunta.
Latticini (latte, yogurt, formaggi)
Latte e derivati possono ridurre l’assorbimento di alcuni antibiotici, in particolare tetracicline e fluorochinoloni e il problema è legato soprattutto al calcio in essi presente. Questo minerale tende infatti a legarsi al principio attivo del farmaco all’interno dell’intestino formando complessi non assorbibili.
In pratica, il medicinale attraversa il tratto intestinale senza riuscire a entrare correttamente nel circolo sanguigno. Il rischio è quello di non eliminare completamente l’infezione o favorire fenomeni di resistenza batterica.
Verdure a foglia verde (spinaci, broccoli, cavoli)
Spinaci, cavoli, broccoli e altre verdure verdi sono ricchi di vitamina K, una sostanza utile per la coagulazione del sangue.
Di conseguenza, questi alimenti possono interferire con anticoagulanti orali, farmaci utilizzati per prevenire trombosi ed embolie: gli anticoagulanti agiscono riducendo la capacità del sangue di coagulare, mentre un eccesso di vitamina K può contrastare l’effetto terapeutico e rendere il farmaco meno efficace.
Non significa che le verdure verdi debbano essere eliminate, ma il loro consumo dovrebbe rimanere costante e controllato.
Alimenti ricchi di tiramina (formaggi stagionati, salumi, vino rosso, funghi)
Formaggi stagionati, salumi, vino rosso, birra e alcuni funghi contengono elevate quantità di tiramina, una sostanza derivata dalla degradazione degli aminoacidi.
Nei soggetti che assumono farmaci inibitori delle MAO (Monoamino Ossidasi), utilizzati soprattutto in alcune forme di depressione, la tiramina può accumularsi nell’organismo perché non viene degradata correttamente.
Questo accumulo provoca un rilascio eccessivo di adrenalina e noradrenalina, con possibile aumento improvviso della pressione arteriosa e comparsa (nei casi più gravi) di:
- cefalea intensa;
- tachicardia;
- nausea;
- crisi ipertensive;
- rischio cardiovascolare elevato.
Liquirizia
La liquirizia contiene glicirrizina, una sostanza che può influenzare la pressione arteriosa e i livelli di potassio nel sangue. Un consumo eccessivo può provocare ritenzione di sodio, aumento della pressione e riduzione del potassio, alterando l’effetto di diversi medicinali cardiovascolari e interferire con:
- farmaci antipertensivi;
- diuretici;
- cortisonici;
La riduzione del potassio causata dalla sua assunzione costante è particolarmente importante nei pazienti che assumono digossina, poiché aumenta il rischio di alterazioni del ritmo cardiaco e tossicità del farmaco.
Caffè e caffeina
Caffè, energy drink, tè nero e bevande contenenti caffeina possono modificare l’azione di diversi farmaci, in particolare antinfiammatori e cortisonici.
La caffeina stimola la produzione di succhi gastrici e aumenta l’acidità dello stomaco e, se associata a FANS o cortisone, può favorire irritazione gastrica, reflusso e aumento del rischio di gastrite o ulcere.
In alcuni casi la caffeina può anche accelerare l’assorbimento di determinati medicinali, aumentando gli effetti collaterali o modificando la durata dell’azione terapeutica.
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